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Union of Concerned ScientistsLa parola d’ordine dev’essere PRAGMATISMO.

Non è vero che per frenare il riscaldamento globale dovremmo cambiare radicalmente il nostro stile di vita.

Quello che dobbiamo fare è alla nostra portata, ed è scritto nei rapporti elaborati dal Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici: entro undici anni dovremmo ridurre della metà le emissioni di CO2, metano e N2O (più alcuni altri gas) rispetto a i livelli del 2017, e poi portarle a zero entro altri trenta anni.

Ciò si ottiene (1) utilizzando principalmente (non esclusivamente) sistemi energetici a basse emissioni di carbonio, come quelli basati su energia eolica, solare, geotermica, nucleare, idroelettrica, ecc; (2) modificando alcune politiche agroalimentari e di allevamento; (3) catturando CO2 nell’atmosfera e pompandola sottoterra.

Un approccio pragmatico è di gran lunga preferibile a un approccio radicale. Gli approcci radicali e ideologici provocano aspre reazioni popolari, manicheismo, discussioni politiche senza fine e in definitiva inazione.

E un approccio pragmatico consiste nel focalizzare l’attenzione innanzitutto sugli aspetti più rilevanti del problema:

(A) Assistiamo a estenuanti discussioni, nei media e in politica, su auto elettriche e edifici intelligenti. Ma il grosso del problema è altrove. Il 70% delle emissioni di gas serra sono dovute a (a) produzione di energia elettrica, (b) agricoltura, allevamento, silvicoltura e altri usi del suolo, (c) produzione industriale. Concentriamoci su questi primi, entro il 2030, con magari un focus meno ossessivo sui trasporti (14% delle emissioni), edifici (6%) e altre fonti (10%).

(B) Sette paesi più l’UE generano due terzi delle emissioni da combustibili fossili. Sembra ovvio che gli sforzi politici dovrebbero concentrarsi soprattutto lì, con un’attenzione minore agli altri 200 paesi.

(C) L’industria è responsabile del 25% delle emissioni totali di gas serra. Addirittura, 90 imprese sembrano aver prodotto da sole il 63% di CO2 e metano introdotti dalle attività umane nell’atmosfera dal 1854 al 2010. Si tratta di 50 aziende di proprietà di investitori privati, 31 società di proprietà statale, e 9 stati-nazione: tutti producono petrolio, gas naturale, carbone e cemento. L’autore dello studio ha osservato che i massimi dirigenti di tutte queste entità occuperebbero solo un paio di autobus se si riunissero per parlarne…

Ancora pragmatismo. Prendiamo i Gilet Gialli, partiti dalla protesta per un piccolo aumento del prezzo della benzina. I governanti saggi sanno che, se si vuole introdurre una tassa per motivi ecologici, occorre abbassare approssimativamente di un importo uguale alcune altre tasse sulle stesse coorti di cittadini .

A volte si può evitare del tutto la tassa ecologica: ad esempio, riducendo il limite di velocità del 10% si otterrebbe una discesa esponenziale delle emissioni. Si potrebbe anche, e forse è questa la singola misura più utile, incentivare le persone a sbarazzarsi di quel 25% di veicoli a motore che producono due terzi delle emissioni.

Oppure si può combinare le tre misure, la tassa, il limite di velocità, gli incentivi, per raggiungere un obiettivo globale. Sembrano, sono, cose facili da fare. E senza dare la stura a grandi dibattiti sul futuro della civiltà.

E non è che un esempio. Un pragmatismo simile può essere adottato sulla produzione di carne e quella di oli alimentari, sulle fonti rinnovabili di energia, o su incentivi economici per la “decarbonizzazione”.

La roboante retorica di una revisione apocalittica dello stile di vita, in Occidente o in Oriente, può essere utile per attirare l’attenzione sul problema e in qualche modo utile per fissare obiettivi molto generali, identificando le forze politiche in gioco. Ma per quanto riguarda il da farsi, le risposte sono davanti al nostro naso e alla portata.

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Mi accorgo che molti non sanno nulla del riscaldamento globale. La questione è in realtà alquanto semplice da spiegare.

La temperatura della superficie terrestre ha attraversato numerose altalene. Da alcuni decenni, però, l’evidenza paleoclimatica indica che l’aumento di temperatura in atto adesso è circa dieci volte più rapido della velocità media dei riscaldamenti avvenuti alla fine delle ultime sette ere glaciali.

gton30A ciò si è aggiunta l’osservazione di un veloce e, nell’intensità, inedito aumento della presenza di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera.

Proprio da queste due principali constatazioni partì la discussione scientifica sul riscaldamento globale in atto, con controversie che si sono spente all’incirca dopo il 2005. I negazionisti, oggi, fanno ancora circolare le tesi degli studiosi che 25-30 anni fa non erano d’accordo sull’origine antropica del riscaldamento globale. E quelle tesi erano rispettabilissime allora. Ma sono state in seguito confutate e superate.

La famosa CO2 c’entra per la ragione seguente. I “gas serra” abilitano la nostra vita sul pianeta. Senza di loro, la radiazione solare terrebbe la temperatura media della superficie terrestre a soli -18°C; sono invece proprio i gas serra a impedire alla gran parte del calore di venire riflessa verso lo spazio, e così quella temperatura sta intorno ai +15°.

Ossia: minuscole e pressoché invisibili molecole di vapor acqueo (soprattutto) e di gas, come il CO2, consentono la presenza dell’uomo sulla Terra.

Purtroppo, da molti decenni questo provvidenziale effetto serra si è guastato per via di extra emissioni di alcune di quelle molecole, specie CO2, metano ed N2O, causate da deforestazione, agricoltura, allevamento e soprattutto combustione di carbone e petrolio.

Con appena un terzo di quelle molecole gassose in più, l’effetto serra ha accelerato in modo abnorme e sta scaldando troppo la superficie terrestre, soprattutto dal 1975-1980 in avanti.

fiat-panda-4x4-noleggio-a-lungo-termine-728x452L’Automobile Club tedesco, Adac, ha da poco pubblicato i risultati dei suoi test ecologici sui modelli di auto 2018, test che si spingono molto più in profondo, quanto a cura e precisione, rispetto ai formalismi delle classificazioni “Euro”, per conseguire le quali bastano prove di laboratorio senza connotati di praticità stradale.

Le cinque stelle ecologiche Adac sono state ottenute da sette modelli di auto, tutte elettriche tranne una: la Panda 0.9 Twinair Natural Power. La Panda bifuel gas/benzina è davanti, per dire, a Tesla Model X, Jaguar iPace e Toyota Yaris Hybrid.

La classifica di Adac infatti si sforza di prendere in considerazione la globalità dei fattori: di un veicolo elettrico, per esempio, stima anche gli inquinanti emessi dai camini delle remote centrali elettriche che lo ricaricheranno. (La stessa cosa fa il Governo di Singapore da qualche anno, per calcolare ecotasse e incentivi sul parco circolante).

Il problema climatico si affronta seriamente innanzitutto con soluzioni tattiche e pragmatiche, implementabili qui e ora, che devono certo poggiare su visioni strategiche di fondo ma contenere tanta risolutezza e poco latinorum.

Dunque, non «modificare entro il 2060 la matrice energetica del pianeta» o «convertirsi a un nuovo modello di sviluppo» o «Milano zero emissioni nel 2030» (tutte chiacchiere destinate a essere disattese) o premiare ciecamente solo i veicoli elettrici: bensì operare chirurgicamente azioni mirate e sùbito utili.

Gli interventi sui divieti di circolazione operati a fine 2018 da alcune regioni italiane del nord vanno bene, anche se dovrebbero essere più severi (perché libera circolazione agli ecologicamente orribili furgoni commerciali?) e accompagnati da incentivi più allettanti.

E bene le ecotasse e gli incentivi attuati in questi giorni dal Governo: ma perché non c’è la Panda bifuel?

E cosa aspettiamo a ridurre un poco i limiti di velocità (con conseguente risparmio ecologico più che proporzionale), come si sta facendo in tutti i paesi avanzati?

E magari a installare un paio di impianti nucleari EPR nei prossimi dieci anni, dopo esserci sbarazzati degli assurdi vincoli indotti da quel grullissimo referendum populista?

E’ ormai scientificamente provato che il riscaldamento globale sia di sinistra e l’energia nucleare di destra!

Ce lo spiegano i ricercatori Kahan, Jenkins-Smith e Braman, i quali hanno scoperto che, quando si tratta di questioni complicate sulle quali non si può che rifarsi ai tecnici, i cittadini tendono comunque a formarsi opinioni che sono più congeniali ai loro valori politici che non razionalmente sostenute da un consenso di esperti. E lo fanno stiracchiando l’opinione degli esperti da una parte o da quella opposta, anche quando questa opinione è in realtà monolitica.

Gli autori hanno osservato che le persone di orientamento prevalentemente «gerarchico-individualista» (GI) da un lato e quelle di stampo «egualitario-comunitario» (EC) dall’altro discordano intorno a questioni sulle quali, invece, il consenso degli esperti è molto pronunciato, come il riscaldamento globale o il trattamento delle scorie radioattive. Le persone GI tendono a esagerare il [pressoché inesistente] dissenso tra gli esperti intorno al riscaldamento globale (ecco, dunque, perché Giuliano Ferrara ci spacca i m. da anni su questa faccenda!); mentre le persone EC fanno la stessa cosa sul tema delle scorie radioattive.

Abbiamo dunque qualche strumento per affrontare l’interrogativo seguente: come mai Lega e “popolo della sinistra” si ritrovano uniti contro l’OGM (una tecnologia non più pericolosa dei farmaci che ingurgitiamo ogni giorno in gran copia)?

Vada per l’opposizione della destra sociale (Alemanno), che è per l’appunto di tipo EC. Ma Zaia? Dobbiamo pensare alla Lega come movimento EC? Oppure, prosaicamente, che il ministero difenda gli interessi (legittimi) di una forza (Coldiretti) impreparata a misurarsi con la concorrenza internazionale?

Giuliano Ferrara è molto bravo. E a me sta anche simpatico.

Certo, ama anche molto, come sappiamo, fare il bastian contrario. Così, ad esempio, da qualche anno si trova a essere “negazionista” circa il riscaldamento globale.

Lo è, beninteso, per ragioni puramente ideologiche e psicologiche. Egli, infatti, di scienza non sa nulla -in linea con la tradizione crociana che ancora domina l’Italia, dove gli intellettuali sono sistematicamente a digiuno di artitmetica, statistica, chimica elementare, basi di biologia, fondamenti di fisica, vaghe nozioni di informatica, e così via.

Siccome GF non ama il pensiero unico e le grandi convergenze di massa sui luoghi comuni (e in questo lo abbraccio caramente), gli capita di tanto in tanto di sbagliare obiettivo e mettersi a sparare cavolate.

Sul global warming, spara cavolate. Non tenterò di convincerlo al riguardo. (Ma se desiderasse mai un rapido Bignami della situazione, allora potrebbe leggere qui.)

Dico soltanto che il metodo che ha scelto è di bassa lega, indegno di lui. Ha assunto un tizio (rispettabilissimo e bravissimo per altri versi; oltretutto, giovane e già solo per questo da ammirare) che non capisce i termini della questione. Gliene mancano proprio totalmente le basi.

Questo tal Piero Vietti passa il suo tempo (un blog, articoli sul Foglio, eccetera) scagliandosi contro quella che chiama “la vulgata del riscaldamento climatico” (un noioso movimento di petulanti pasdaràn che in effetti esiste), senza accorgersi di rappresentare la vulgata di segno opposto.

Per esempio, oggi sul Foglio egli dice che nevica da giorni in tutta Europa: come cavolo si fa a parlare di riscaldamento globale?

🙂

Non mi prenderò certo la briga di confutare la sua affermazione. Sarebbe come polemizzare con chi crede nell’oroscopo, o parlare di statistica con uno per il quale la deviazione standard è un vizio sessuale.

Dico solo: Ferrara, perché non mi ingaggia al Foglio? A differenza del suo columnist fuori ruolo (come Maradona in porta o Buffon suggeritore), io qualche vaga nozione scientifica ce l’ho. A fronte di uno stipendio congruo, potrei fare un lavoro migliore…